412 views 4 mins 0 comments

Meloni a Bari: “La stabilità è la nostra prima riforma”

In IN EVIDENZA, POLITICA, REGIONI
Settembre 04, 2026
Alla festa di Fratelli d’Italia, la premier rivendica la longevità del governo e rilancia la sfida del 2027. Il messaggio è chiaro: non basta essere arrivati fin qui, ora la stabilità deve tradursi in risultati e continuità politica.

Ci sono numeri che, in politica, valgono più di molte dichiarazioni.  I 1.413 giorni di attività rivendicati da Giorgia Meloni a Bari raccontano innanzitutto una cosa: il governo guidato dalla presidente del Consiglio è diventato il più longevo della storia della Repubblica italiana. Un traguardo che la premier ha scelto di trasformare non soltanto in una celebrazione, ma in una precisa chiave di lettura della sua esperienza a Palazzo Chigi.  Dal palco della festa di Fratelli d’Italia, in Puglia, Meloni ha rivendicato la capacità dell’esecutivo di attraversare anni complessi senza perdere la propria direzione. “Ci sono stati giorni in cui mi è sembrato di nuotare dentro la colla, ma non ho mollato mai e non intendo farlo adesso”, ha detto. Una frase dal tono personale, ma soprattutto politica: la durata del governo viene presentata come la conseguenza di una scelta di fondo, quella di non cedere alle difficoltà e alle pressioni. È qui che il discorso della premier assume un significato più ampio. Per Meloni, la stabilità non è semplicemente una caratteristica dell’esecutivo: è essa stessa una riforma.  “La stabilità è la nostra prima riforma”, ha affermato, collegando direttamente la permanenza della maggioranza alla possibilità di governare senza i continui cambi di equilibrio che hanno caratterizzato una parte della storia politica italiana.  Il riferimento ai cosiddetti “ribaltoni” e alle “manovre di palazzo” porta inevitabilmente il ragionamento sul terreno della nuova legge elettorale. L’obiettivo dichiarato dalla premier è impedire che il consenso espresso dagli elettori possa essere modificato durante la legislatura attraverso operazioni parlamentari capaci di cambiare maggioranze e governi.  Ma il messaggio più interessante arrivato da Bari riguarda forse la natura stessa della coalizione di centrodestra. Meloni ha respinto l’idea di una maggioranza cementata soltanto dall’opposizione agli avversari. La coalizione, nella sua lettura, sarebbe invece unita dalla condivisione di idee, valori e obiettivi.  È una rivendicazione importante perché guarda oltre il presente. Il governo è ormai entrato nella fase in cui la sua durata non può essere soltanto celebrata: deve essere giudicata alla luce dei risultati. La stabilità, infatti, acquista un valore politico concreto soltanto quando diventa capacità di realizzare riforme, affrontare i problemi economici e sociali e mantenere gli impegni assunti davanti agli elettori. Ed è proprio questo il punto sul quale si giocherà la partita dei prossimi mesi. La maggioranza può certamente presentare la continuità come un elemento di forza. Ma la longevità di un governo, da sola, non è una pagella. È una condizione che consente di governare, non la prova definitiva di aver governato bene. Le opposizioni insistono infatti sulle questioni ancora aperte: salari, crescita, sanità, riforme strutturali e qualità dei servizi pubblici. È su questi terreni che il record di durata dovrà necessariamente confrontarsi con la vita quotidiana degli italiani.  La sfida di Meloni, quindi, è destinata a spostarsi sempre più dal calendario ai risultati. Perché essere il governo più longevo della Repubblica rappresenta un primato storico, ma trasformare quella stabilità in una stagione di riforme e consenso duraturo è un’impresa molto più difficile. A Bari, tuttavia, la premier ha già indicato quale vuole essere la chiave della prossima fase: non chiedere agli italiani di scegliere soltanto una maggioranza, ma di scegliere la continuità di un progetto politico.  E in vista del 2027, questa potrebbe essere la vera partita. Non soltanto quanto durerà il governo Meloni, ma se la stabilità che rivendica riuscirà a diventare, agli occhi degli elettori, una ragione sufficiente per affidargli un nuovo mandato.

di Fausto Sacco