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Lavoro, via libera al decreto: incentivi, tutele e il nodo del “salario giusto”

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Aprile 29, 2026
Il governo approva un pacchetto da un miliardo tra bonus per giovani e donne, misure contro il caporalato digitale e un meccanismo di adeguamento salariale legato all’inflazione.

Via libera del Consiglio dei ministri al nuovo decreto lavoro, approvato alla vigilia del Primo maggio. Il provvedimento, dal valore complessivo di circa un miliardo di euro, interviene su più fronti: incentivi all’occupazione, tutele per i lavoratori e una definizione normativa del cosiddetto “salario giusto”, che il governo lega alla contrattazione collettiva.  Non viene introdotto un salario minimo legale, ma si rafforza il ruolo dei contratti nazionali come riferimento per le retribuzioni. In questa cornice, il decreto punta a sostenere l’occupazione attraverso una serie di incentivi mirati. Per i giovani under 35 sono previsti bonus fino a 650 euro al mese, mentre per le lavoratrici svantaggiate, in particolare nelle aree del Mezzogiorno incluse nelle Zone economiche speciali (Zes), il contributo può arrivare fino a 800 euro mensili. L’obiettivo dichiarato è ridurre il costo del lavoro per le imprese e favorire nuove assunzioni, con un’attenzione specifica alle categorie più fragili e ai territori con maggiori difficoltà occupazionali. Il decreto interviene anche sul fronte delle nuove forme di lavoro, introducendo norme per il contrasto al cosiddetto caporalato digitale e prevedendo maggiori tutele per i rider. Un capitolo rilevante riguarda inoltre i rinnovi contrattuali. In caso di mancato rinnovo entro 12 mesi dalla scadenza, scatterà un adeguamento automatico delle retribuzioni pari al 30% dell’inflazione armonizzata Ipca. Una misura che mira a contenere l’erosione del potere d’acquisto, pur senza garantire un recupero integrale dell’aumento dei prezzi. Il decreto si inserisce così in una strategia che privilegia il sostegno all’occupazione rispetto all’introduzione di una soglia salariale legale, mantenendo centrale il ruolo della contrattazione collettiva. Resta aperto il dibattito sull’efficacia di questo approccio nel garantire salari adeguati in un contesto di inflazione ancora elevata.

di Fausto Sacco