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Torrecuso, Aglianico del Taburno, identità e futuro al centro del confronto di Vinestate 2026

In ATTUALITA', BENEVENTO, CAMPANIA
Settembre 07, 2026
Produttori, enologi, istituzioni ed esperti si sono confrontati a Torrecuso sulle prospettive della denominazione: qualità, rosato, spumantizzazione, mercato ed enoturismo le sfide per il futuro.

Evolvere senza perdere le proprie radici. È questa la sfida emersa dal convegno “Aglianico del Taburno: l’evoluzione di un’identità. Profili produttivi e sensoriali di una denominazione in trasformazione”, inserito nel programma di Vinestate 2026. Un confronto che ha riunito a Torrecuso produttori, enologi, istituzioni ed esperti della degustazione per fare il punto sul presente e, soprattutto, sul futuro di una delle denominazioni simbolo del territorio sannita.  Prima dell’inizio dei lavori è stato ricordato Antonio Falluto, delle cantine “Cav. Mennato Falluto”, scomparso nei giorni scorsi e figura storica della viticoltura torrecusana, padre di Mino Falluto, presidente dell’Associazione Aglianico del Taburno.  A introdurre e moderare l’incontro è stato Simone Feoli, delegato ONAV Benevento e coordinatore ONAV Campania, che ha posto l’accento sulla necessità di accompagnare i cambiamenti mantenendo saldo il legame con territorio e identità. “Evoluzione non significa mettere in discussione l’identità dell’Aglianico del Taburno – ha sottolineato – ma comprenderne meglio la natura e accompagnarne il percorso”.  Sulla necessità di fare squadra è intervenuto il sindaco di Torrecuso, Angelino Iannella, che ha ribadito il valore del vino non soltanto come prodotto, ma come elemento dell’identità e dell’economia locale. Un percorso nel quale, ha evidenziato, anche la figura dell’enologo assume un ruolo sempre più centrale.  Un concetto ripreso da Roberto Di Meo, presidente di Assoenologi Campania, secondo il quale la tecnica deve essere messa al servizio dell’identità del territorio. Tra le opportunità più interessanti per la denominazione, Di Meo ha indicato in particolare la crescita dei rosati di Aglianico, un segmento sul quale negli ultimi anni si è lavorato molto.  Dalla vigna alla cantina, Angelo Pizzi ha ripercorso l’evoluzione delle tecniche di coltivazione, sottolineando come i cambiamenti climatici e le trasformazioni dei consumi impongano nuove strategie. “Le nuove generazioni bevono meno vino”, ha osservato, evidenziando la necessità di interrogarsi sul futuro dei consumi e sulla capacità del territorio di fidelizzare nuovi appassionati.  Anche Ernesto Buono ha evidenziato come l’innovazione tecnologica possa rappresentare un’opportunità, a condizione che non conduca alla standardizzazione.   L’Aglianico del Taburno, ha spiegato, sta mostrando una buona capacità di adattamento ai cambiamenti climatici, anche grazie alle caratteristiche altimetriche del territorio. Tra le prospettive da sviluppare figurano il rosato DOCG e la spumantizzazione, oltre alla valorizzazione sui mercati nazionali e internazionali. Sul profilo sensoriale si è soffermato Matteo Bernabei, sottolineando come nel tempo il vino abbia acquisito nuove sfumature ed equilibrio, senza però dover rinunciare alla riconoscibilità. Anche per Bernabei il futuro passa dalla capacità di valorizzare il territorio, puntando su vini capaci di parlare a consumatori diversi.  A chiudere il confronto è stato Carmine Fusco, vicepresidente dell’Associazione Aglianico del Taburno, che ha rilanciato la necessità di una maggiore collaborazione tra le aziende e di un investimento deciso sull’enoturismo. L’obiettivo è portare sempre più visitatori nel Taburno e trasformare il vino in un autentico strumento di promozione territoriale. Nel dibattito non è mancato neppure il tema del rapporto tra cantine e ristorazione, con la richiesta di un maggiore equilibrio nella formazione dei prezzi delle bottiglie, per evitare che costi eccessivi possano allontanare il consumatore. Dal confronto di Vinestate è emersa, dunque, una consapevolezza condivisa: l’Aglianico del Taburno ha davanti a sé nuove opportunità, ma per coglierle dovrà puntare su qualità, riconoscibilità e capacità di fare sistema. Una denominazione che guarda al futuro senza dimenticare la propria storia. Una sintesi affidata alle parole scelte dai relatori al termine dell’incontro: eccellente, modernità, limpidezza aromatica, rosato, futuro, rosso, squadra vincente. Tante definizioni, un’unica ambizione: dare all’Aglianico del Taburno il posto che merita.

di Fausto Sacco