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La nuova rivoluzione industriale: l’Europa deve scegliere da che parte stare

In IN EVIDENZA, INSERTI ECONOMIA
Agosto 22, 2026
Tra intelligenza artificiale, robotica e nuova manifattura, l’Europa deve trasformare ricerca e innovazione in produzione, rilanciare la propria industria e costruire una nuova alleanza tra uomo e tecnologia.

La rivoluzione tecnologica non appartiene più al futuro. È già qui. E sta cambiando a una velocità che non possiamo più sottovalutare il modo di produrre, di lavorare, di fare impresa e di immaginare la società.  Intelligenza artificiale, robotica umanoide, sensoristica avanzata, meccatronica e nuova automazione stanno generando una trasformazione paragonabile alle grandi rivoluzioni industriali del passato. Ma questa volta la battaglia non si giocherà solo nei laboratori. Si giocherà nelle fabbriche. Per troppo tempo abbiamo raccontato una divisione comoda: da una parte chi ricerca e inventa, dall’altra chi produce. Università e laboratori da un lato, imprese e stabilimenti dall’altro. Questo modello è finito. La nuova economia esige che ricerca, università, capitale e produzione siano integrati e interdipendenti. La fabbrica non è più il luogo dove l’innovazione arriva alla fine. La fabbrica deve diventare essa stessa luogo permanente di innovazione.  È una delle grandi lezioni che arriva dalla Cina. La Cina ha compreso che produrre milioni di macchine significa accumulare dati, correggere errori, perfezionare componenti, ridurre costi, migliorare algoritmi. Un circuito straordinario: più si produce, più si impara; più si impara, più si migliora; più si migliora, più si produce.  È questo ciclo cumulativo che determinerà il vantaggio competitivo dei prossimi dieci anni.  Gli Stati Uniti conservano una straordinaria capacità di invenzione, software e intelligenza artificiale. La Cina ha una capacità impressionante di trasformare l’innovazione in produzione di scala. E l’Europa? L’Europa deve scegliere. Non può diventare il continente che discute, regolamenta e osserva mentre altri costruiscono le macchine del futuro. Non può limitarsi a decidere come usare l’intelligenza artificiale mentre altri costruiscono i robot che quella intelligenza porteranno nel mondo reale. L’Europa deve diventare un grande sistema industriale.  Il problema europeo non è la mancanza di competenze. Abbiamo università prestigiose, centri di ricerca, grandi industrie, PMI straordinariamente innovative e una tradizione manifatturiera senza eguali. Il problema è la frammentazione. Non riusciamo a trasformare queste eccellenze in una filiera europea completa e competitiva. Dobbiamo cambiare paradigma. Università, centri di ricerca, startup, PMI e grande industria devono lavorare come parti di uno stesso ecosistema. Dobbiamo accorciare la distanza tra laboratorio e fabbrica. Un’idea deve diventare rapidamente prototipo, il prototipo macchina, la macchina prodotto industriale competitivo. L’Europa non ha bisogno solo di nuove idee. Ha bisogno della capacità di trasformare quelle idee in milioni di prodotti.

La sfida dei robot umanoidi

La robotica umanoide ne è il simbolo più evidente. Non parliamo più di robot confinati in una catena di montaggio, ma di macchine capaci di muoversi, percepire, apprendere e lavorare accanto all’uomo. La prossima competizione non sarà avere l’algoritmo migliore o il robot più sofisticato. Sarà chi riuscirà a progettare, produrre e commercializzare milioni di macchine affidabili e accessibili. L’Europa deve esserci. L’Italia non può rimanere spettatrice.  Non competeremo con la Cina sulla quantità, ma su ciò che sappiamo fare meglio: meccanica di precisione, automazione, meccatronica, componentistica, design, qualità e creatività imprenditoriale. Ma tutto questo va messo a sistema. L’Italia deve diventare uno dei grandi laboratori produttivi della nuova Europa industriale e le nostre PMI devono esserne protagoniste, non spettatrici.

Tecnologia al servizio dell’uomo

C’è un punto per me decisivo: la tecnologia non è un fine, è uno strumento al servizio dell’uomo. Non vogliamo un futuro dove la tecnologia sostituisce l’uomo. Vogliamo un futuro dove rende il lavoro più sicuro, elimina le mansioni più pesanti e ripetitive, aumenta la produttività e crea nuova ricchezza. La vera sfida non è uomo contro macchina. È uomo con la macchina.

La nostra scelta

Come Presidente della Confederazione PMI INTERNATIONAL sento la responsabilità di questa fase storica. Questa non è solo una questione tecnologica. È economica, industriale, sociale e culturale. È la scelta se rimanere ancorati al vecchio mondo o entrare pienamente nel nuovo. Noi abbiamo già scelto. Non apparteniamo al vecchio mondo. Vogliamo essere protagonisti del nuovo: un mondo capace di governare le trasformazioni e mettere le tecnologie al servizio delle imprese, del lavoro e dei cittadini. Per questo continueremo a sostenere innovazione, formazione, internazionalizzazione e una nuova cultura industriale dove l’impresa non è solo un soggetto economico, ma il luogo dove si costruisce il futuro. Perché il futuro non si aspetta. Il futuro si costruisce. E noi vogliamo costruirlo insieme.

di Salvatore Guerriero – Presidente Confederazione PMI INTERNATIONAL